I — Il nome
Il nome
Campo.
Dal latino campus: pianura, territorio aperto, luogo di azione. Il campo è dove si lavora la terra, dove ci si allena, dove si combatte, dove ci si incontra. Non un edificio, non una stanza chiusa. Un campo è sempre esposto, sempre attraversabile, sempre vivo.
64.
Il CAP di Teramo. Non un numero astratto — una radice geografica, un'identità territoriale precisa. Campo 64 è di qui. Nasce in questo posto, appartiene a questo posto, vuole restituire qualcosa a questo posto.
II — Lo spazio
Lo spazio
Campo 64 non è solo un luogo fisico. È uno spazio mentale, una disposizione verso il mondo. Un'associazione culturale che lavora con la fotografia e le arti visive perché crede che le immagini abbiano il potere di cambiare il modo in cui guardiamo le cose — e quindi le cose stesse.
Uno spazio aperto da abitare, attraversare, coltivare, vivere e curare.
III — La fotografia
La fotografia
La fotografia non è un mestiere. È un linguaggio. Come ogni linguaggio, si impara, si studia, si tradisce, si ritrova. Campo 64 vuole essere il posto dove questo processo può avvenire in modo serio e appassionato, senza le rigidità dell'accademia e senza la superficialità dell'intrattenimento.
Mostre. Workshop. Letture portfolio. Proiezioni. Incontri con autori, curatori, editori. Serate conviviali dove il confine tra lavoro e vita smette di avere importanza.
IV — La comunità
La comunità
Campo 64 esiste grazie alle persone che lo abitano. Non c'è un programma fisso, non c'è una direzione artistica che decide dall'alto cosa è degno di attenzione. C'è una comunità che si costruisce intorno a interessi condivisi, a curiosità genuina, al desiderio di fare bene le cose.
Tutti possono entrare. Chi porta il proprio lavoro, chi porta la propria curiosità, chi porta solo la voglia di stare in un posto dove le immagini contano.
Chiusura
Un luogo da abitare,
attraversare, coltivare,
vivere e curare.
Campo 64 — Teramo